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La terra dell'oblio

- SECONDO PREMIO QUEST COMPETITION 2005 -

 

Background

Un Bagliore accecante torturava gli occhi di Tormac, non concedendogli tregua. La cotta di maglia a brandelli, la veste dell’Esercito Imperiale stracciata. Il soldato avanzava a tratti carponi, sfinito. L’acqua era terminata da un pezzo ed erano giorni che non mandava giù un boccone; certo, non poteva sperare di trovare selvaggina in abbondanza lì, nelle Pianure dell’Est, oltre l’Orlo della Terra, perlomeno nelle sue condizioni... C’erano buone probabilità che fosse spacciato, ma doveva continuare… non poteva essere raggiunto dal manipolo di soldati che lo inseguivano, perché questo sì che avrebbe significato morte certa. Per un disertore non c’era altra via che quella che passava attraverso una lunga prigionia; se poi il disertore era anche una spia, allora…
Si maledisse per non avere preso a Sud dopo aver passato i confini dell’Impero: lì sarebbe stato relativamente più facile trovare cibo e acqua, anche dopo aver perso il cavallo, come era successo a lui… un tiro fortunato di una Guardia Imperiale. Tuttavia aveva preso la strada meno scontata, ed era difficile che lo seguissero ancora.
E ad un tratto la vide.
Dapprima non ne fu sicuro, pensò ad un miraggio o ad un’allucinazione, ma poi avanzò nella sua direzione fino ad esserne certo. Una costruzione bassa e lunga, di un bianco grigiastro, semisepolta dalla sabbia e dal pietrisco bianco che caratterizzavano quel tratto di regione. Tormac ora ci si trovava di fronte. Lunghi bassorilievi mezzi consunti rappresentanti figure umane in pose innaturali la ornavano all’esterno, ma non vi era traccia di un ingresso. Il disertore si concentrò sui bassorilievi, unico ornamento a quell’anonimo edificio: a guardarli meglio… ma la sua vista era annebbiata dagli stenti e non poteva esserne certo. Poi fu attratto da quello che sembrava un grosso teschio sporgente: senza sapere perché infilò le dita nelle sue orbite vuote.
Un sordo rumore di pietra che sfrega seguì il suo gesto, ed una porta immensa, prima nascosta, si spalancò alla sua sinistra. Si mise davanti all’apertura, alta almeno sette metri e cercò di guardarvi dentro: davanti a lui l’oscurità totale. Una lieve brezza fredda, che sapeva di chiuso, spirò verso di lui per un attimo.
Tormac non poteva permettersi il lusso di perdere tempo, poiché non aveva la certezza di non essere più seguito, eppure entrò. Ci mise parecchio ad abituarsi all’oscurità, ma poi riuscì a distinguere un lungo corridoio diritto di fronte a sé. Posò un ginocchio per terra ed aprì il suo zaino lercio estraendone una miccia ed una pietra focaia poi, raccolto un bastone secco che si trovava ai suoi piedi accese una rudimentale torcia e avanzò. Dalle pareti del corridoio fuoriuscivano ossa che parevano umane, ed ogni tanto si intravedevano i resti di fregi rappresentanti uomini che urlavano in preda al panico o che perivano in mezzo ad atroci tormenti, inframmezzati da scritture di una lingua ormai perduta. Tormac deglutì a vuoto: non era molto coraggioso, e rabbrividì per la paura, ma nonostante ciò continuò ad avanzare. Giunse ad un’immensa stanza il cui soffitto si perdeva nell’oscurità. Due file di colonne scolpite e raffiguranti mostri raccapriccianti correvano per il lato lungo della sala. Il disertore era al centro del piccolo circolo luminoso della sua torcia e attorno a lui c’erano solo tenebre… voleva fuggire. Si voltò per correre via ma, proprio in quel momento, la sua vista appannata fu attratta da un luccichio verdastro. Tornò a girarsi. Un gigantesco sarcofago di basalto e marmo nero si ergeva al centro della sala. Anche questo, come la costruzione, era adorno di orridi fregi, ma Tormac non vi fece neanche caso. Il suo sguardo era fisso sugli smeraldi che ornavano i fianchi della tomba. Si fece maggiormente da presso per osservarli meglio. Erano enormi. Tormac estrasse il pugnale e ne rimosse uno con molta fatica. Lo smeraldo cadde sul pavimento, ed il suo tonfo echeggiò fino negli angoli più reconditi della sala. Sorrise di un sorriso gretto. Allora continuò il suo lavoro finché non li ebbe asportati tutti. Osservò il sacchetto ripieno che stringeva tra le mani: con questa fortuna poteva comprarsi un intero regno! Poi un’idea lo fulminò: posò il sacchetto per terra e prese ad arrampicarsi sui bassorilievi del sarcofago, finché, con fatica, non riuscì ad issarsi sul coperchio del sarcofago. Il suo ghigno si allargò: al centro del coperchio, enorme, riluceva uno smeraldo lungo come il suo pugnale! Avanzò carponi verso la pietra ed inserì la punta della lama tra il gioiello ed il coperchio del sarcofago, togliendo prima via, con un’ampia manata, lo strato di polvere che lo ricopriva. Con sua enorme sorpresa, la pietra saltò via senza eccessivi sforzi. La afferrò e la osservò a lungo, ebbro di gioia… poi saltò giù dal coperchio del sarcofago, afferrò il sacchetto di smeraldi e fece per lasciare quel luogo. Un rumore strano, come di un respiro pesante lo fece voltare di colpo.
Il Signore dell’Oblio era lì, di fronte a lui.
Leggende antiche e tramandate oralmente descrivevano la distruzione che aveva portato, secoli addietro, prima di essere fermato da Rhojan, Principe di uno degli Antichi Regni. Tormac non sapeva perché, ma ebbe la certezza di trovarsi di fronte al Signore dell’Oblio. Lo sapeva e basta, era un dato di fatto. Non ebbe neanche il tempo di provare paura od orrore per ciò che aveva fatto… il Signore dell’Oblio alzò una mano verso di lui ed il disertore fu preso da una morsa di angoscia che gli serrava la gola in una morsa d’acciaio, sempre più forte, sempre più forte… finché tutto fu nero.
 

A miglia di distanza, in Terre neanche segnate nelle mappe, nascosto nei recessi della sua Nera Fortezza, Morcar sorrise. Sapeva. In pochi, ormai, ricordavano quel suo oscuro fratello, sconfitto nella precedente Era… Ora, per l’Impero, poteva davvero essere la fine.

 

 

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8

 

 

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La terra dell'oblio © Heroquestgame 2006

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